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Lo scaffale

Frate Alberico vide l’Inferno prima di Dante?

Di Macri

"Un candido uccello simile ad una colomba, giungendo e inserendo il suo rostro nella mia bocca, sentivo ne estraeva un non so che, e poi, prendendomi con la sua bocca per la chioma, comincio’ a trasportarmi, sollevandomi da terra quanto la statura di un uomo. Allora mi apparvero abche il Beato Pietro Apostolo e due angeli di cui uno si chiamava Emanuele, l’altro Eloi, i quali, accompagnandomi insieme cominciarono a mostrarmi i luoghi delle pene e dell’inferno". Comincia cosi` la Visione di Alberico da Settefrati, pubblicata da Maria Antonietta Cedrone, docente di lingua italiana presso l’istituto tecnico agrario di Alvito. Un lavoro davvero interessante che riporta in auge una tematica gia` cara agli studiosi, vale a dire se Dante fosse stato a conoscenza della visione conservata a Montecassino prima di scrivere la "Divina Commedia" , ma che consente a tutti di comprendere domensioni quasi inaspettate del nostro territorio. Il lavoro si avvale dl contributo del Gal versante Laziale del Parco Nazionale d’Abruzzo, associazione che ha lo scopo di promuovere lo sviluppo del territorio attraverso fondi europei. Il libro e` dedicato dalla Signora Cedrone ai settefratesi, suoi conterranei, come il monaco Alberico, ma soprattutto ai giovani, perche`, come lei stessa dice, "orgogliosi della preziosa eredita` degli avi, sappiano costruire un futuro sereno e degno". La prima parte dell’opera contiene la biografia di Alberico, con le notizie sulla nascita avvenuta nel 1101 da un "nobilis militis" , con il contesto storico del periodo intorno all’anno Mille e una interessante ricostruzione dell’ambiente sociale e giuridico. Chi fu, dunque, Alberico? Nell’introduzione alla Visione si legge: "Nelle parti della campagna, in una certa provincia, vi e` un Castello, che dagli abitanti e` chiamato Sette Fratelli, perche` vi esiste una chiesa consacrata sotto questo titolo. In questo luogo fu un figlio di nobile militare, per nome Alberico, il quale fanciullo, nel principio dell’anno decimo della sua eta`, sospreso da languidezza, si infermo` gravemente, nel qual tempo, per nove giorni, e per altrettante notti, rimase immobile e senza senso, come se fosse un morto, In queto giro di giorni ebbe un’ammirevole visione". Dopo quest’esperienza diventa monaco a Montecassino. Come oblato, offerto alla gloria del Signore, si fa penitente, senza mangiar carne e bere vino e, affidato all’abate Gerardo, al dotto monaco Guido racconta la sua visione che viene trascritta in un codice nel XII secolo. La Visione e` composta da 50 capitoli e descrive quello che Alberico bambino, caduto in una sorta di catalessi, vide: la pena dei carboni ardenti, la valle di ghiaccio nella quale sono tormentati gli adulteri e i lussiriosi,, la valle oiena di alberi altissimi e spinosi nella quale erano tormentate le donne senza misrricordia, il lago di fuoco nel quale erano bruciati i sacrileghi, il pozzo che gettava fiamme nel quale ardevano i simoniaci e coloro che avevano comprato e venduto ogni dono di Dio, il uogo orrido e tenebroso pieno di serpenti e draghi in cui erano tormentati quelli che abbandonavano l’ordine ecclesiastico. Il Purgatorioe` rappresentatocome un fiume nel quale ci si deve purificare. Nel 32.mo capitolo sono indicati i tre peccati dai quali il genere umano e` tentato: la gola, la cuppidigia e la superbia, dai quali hanno origine tutti gli altri vizi. Seguono le descrizioni dei cieli, nel sesto dei quali si trovano i cori dei Santi, dei profeti, degli angeli e dei maestri. Nella seconda parte dell’opera sono riportati in appendice gli scritti interessantissimi di don Faustino Avigliano, direttore dell’Archivio di Montecassino, di Filippo Carcione, docente di letteratura bizantina all’Universita` di Casino e di Giovanna Ioli, critico letterario, docente all’Universita` di Torino e membro della giuria del Premio Letterario "Val di Comino" di Alvito.

31-1-07