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Le Felci  

 

Sacks e’ un celebre medico, uno scienziato, ed anche un buon  letterato. In una pagina molto bella del suo ultimo romanzo, parla   della sua passione per le Felci, che,  ereditata da suo nonno e da sua madre,  lo ha accompagnato per tutta la vita. Mentre leggevo il suo saggio, botanico-sentimentale, su Repubblica, ho ricordato le Felci di Settefrati; le prime che mi son venute in mente sono piccole ed appartenenti a due varieta’ leggermente diverse; sono presenti un po’ ovunque fra gli interstizi delle pietre dei vecchi muri, sono facilmente  osservabili al Colle, presso l’Arco, nei pressi della Torre, e sono  anche alla base della scalinata della Madonna delle Grazie (ne ho anche una personale gradita presenza sui muri di un mio  casolare). Le varieta’ delle Felci, dice Sacks,  sono moltissime, alcune alte fino a cinque metri; la piu’ alta Felce settefratese   raggiunge forse il metro di altezza e cresce solo dove c’e` molta terra, e,  avendo radici molto profonde   non soffre mai la siccita’;  una stupenda colonia  e’ a Sant’Angelo ma ce ne sono tante anche nella Valle di Canari. Altre varieta’ sono in montagna, all’ombra fra le rocce e nelle grotti umide, e ne ricordo di meravigliose alla Fontanella della Cimentara.   

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Non sono un teologo, e quanto sto per dire non va comunque preso alla lettera, ma sarebbe per me un sogno apprendere che, non solo le amate Felci,  ma tutte le piante hanno un’anima; non ho comunque bisogno di autorevoli pronunciamenti per considerare erbe e fiori e piante, come esseri vivi e benigni, che danno pace,  che diffondono bellezza e serenita’, ed aiutano l’uomo nel suo peregrinare fra le selve aspre del mondo e quelle ancor piu’ aspre della psiche. In questo periodo dell’anno a New York , con un certo ritardo rispetto al centro Italia, arriva la primavera. Ricordo che a Settefrati il primissimo segno dell’arrivo della stagione della Resurrezione era il Sambuco che germogliava, insieme al rinverdirsi progressivo dell’Erba; a New York il primo segno e’ lo spuntare nei prati di una sorta di Aglio selvatico, molto piu’ piccolo dell’Aglio comune, o officinalis….  Dai primi segni del Sambuco si passava, a Settefrati, alle Viole  dei fossi della nostra campagna, profumatissime, da raccogliere fra le foglie di Quercia secche e sonanti  e fra il Musco umido….   e poi via via  in un moltiplicarsi dei segni …Dai germogli del Sambuco ai piu’ tardivi dei frutti autunnali, come un lento fiume procede il Regno  Vegetale nella beatitudine di coloro che lo amano….  i Boschi si rivestono gradatamente… le fioriture dei Biancospini … delle Ginestre .. e i Cardi, alcuni dei quali hanno un colore cosi’ incredibilmente vivido.  Ma e’ nei colli in primavera, a mezza costa, nel Regno delle Essenze Cedue,  e’ lì che bisogna recarsi per lo meno una volta all’anno, in pellegrinaggio per salutare il Fiore di Maggio, per incantarsi  davanti ai colori dei rami ed alle geometrie   del Carpine Bianco…. Il Pellegrino trovera’ tante Orchidee selvatiche e pacifici Olivi che sopravvivono dignitosamante all’abbandono cui sono stati lasciati….

E l’Erba Medica e la Lupinella, il Finocchio e la Menta Selvatica , il Timo e l’Origano, la Ruta e la Pastinaca, le Fragole e i Lamponi, e l’Acetosella e l’Asparago…e i maggiori Faggi e Querce e Tigli e Cipressi …..

E` un po’ evocare i nomi dei componenti di un’associazione di esseri miti e benefacenti,  silenziosi…  un’associazione  familiare di esseri con i quali e’ impossibile avere dissapori….. cosi’ dovrebbero essere gli uomini… forse un po’ cosi’ sono i poeti….  

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Luglio e la Canicola del primo pomeriggio, in cima al monte; il bosco in adorazione, di tanto in tanto lo stormire delle foglie dei faggi ….. era qui che Virgilio intuì che l’altissimo messaggio del bosco era d’amore, per una donna; o forse per una dea, da parte di un’assemblea di dei, dalle foglie di smeraldo e dai rami di argento. L’arte imita la natura e la natura imita l’arte, la natura crea arte e l’arte popola la natura, e il fluire lentissimo del tempo nella luce del sole e nella comunione con gli spiriti silvani allenta le tensioni dell’anima…. il bosco diviene paesaggio letterario, i pigolii dei piccoli uccelli rendono note impressionistiche nell’intersezione del mondo verde con gli inesplorati nostri universi interiori…. Non tutto e’ perso, anzi, … ma bisogna saper ascoltare i messaggi provenienti dal mondo dell’argento e dello smeraldo, e dello zaffiro dei cieli… ascolta….ascolta anima mia…..  il bosco ti vuol solo cullare … il bosco e tutti i suoi abitatori … tutti parimenti serenamente e luminosamente innamorati….  

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Felci, Acetosella, Tiglio, Cipresso…..…. Sacks…. Virgilio…. No, il mondo non e’ perso…. L’Aglio Selvatico, Epifania della Primavera rinverdisce alfine nella mia anima…. imber abiit et recessit: surge amica mea et veni….

avitti47

Marzo 2004

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