Il passato

 

…comincio’ a trasformarsi in passato… L. Tolstoj – Guerra e pace

Ma quelle cose ormai sono finite per sempre . Ibidem

Inspiegabilmente, per lo meno all’apparenza, si viene quasi “ aspirati” da una forza antica ed irresistibile, e così ha inizio la trasformazione  di se stessi in un misterioso  passato: misterioso non pauroso, e forse anche un po’ attraente. Cosi’ il grande Tolstoj. Un altro grande scrittore piu’ crudamente disse che la morte non e’ un cambiamento di stato improvviso ed istantaneo ma un processo che richiede tempo, che inizia dal poco e si espande, conquista gradatamente nuovi spazi sotttaendoli alla vita.

Ci credereste? La propria trasformazione graduale in passato e’ quanto ho avvertito serenamente ma gelidamente nella mia anima, questa estate ad agosto, in quelle settimane  dalle quali ci si potrebbe attendere delle conferme, ci si potrebbe attendere che la propria relazione con il mondo di origine “s’infuturi”,  come di cosa fatta, di conquista stabile  ….

Rendersi conto che ormai quel mondo arcano e spirituale, incarnato e nei  giorni e negli ambienti, nelle persone e nei  paesaggi di sempre, quel mondo che da’ forma esteriore alla propria spiritualita’, come estensione del proprio corpo e dominio della propria anima, ci diventa gradatamente estraneo, ci respinge: e’ un po’ iniziare quel processo che gradatamente conduce a morte.

Credevo che dopo decenni di coinvolgimento nella vita del mio paese la mia relazione con Settefrati fosse stabile, non in discussione, ed invece sento che sto tornando verso un passato misterioso, anche se per certi versi un pochino seducente,  pur vedendo ridursi gli spazi di vita e di accettazione della mia persona.

So’ bene che siamo “servi inutili “ e che e’ un buon segno saperlo, perche’ forse la sensazione di essere servi inutili passa per il dovere compiuto: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.”  Lc 17, 10 ; così il Maestro : siamo servi inutili, lo sò, e’ inutile insistere.  Mi pare di averne le prove: le battaglie nelle quali ho combattuto in prima linea, hanno perso tutta la loro importanza, non voglio nemmeno menzionarle,  non sembrano interessare piu’ nessuno, e puo’ occorrere che un giovanotto del luogo mi manchi di riguardo, e che nessuno capisca il mio dolore, perche’ tutti sanno che io sono ormai divenuto il passato, come se la vita fosse fuggita da me.

Da chi si rifugia uno che come me sta diventando “passato” ? Da Tolstoj, metafora della grande letteratura, delle grandi verita, della sapienza e della bellezza vere, da Tolstoj per esempio e certamente, dal grande russo. D’altra parte bassezze, volgarita’, prepotenza, esibizionismo e violenza hanno inquinato il mio paese rendendo impossibile ad una persona sensibile ai modi, al bello e alla decenza, la frequentazione di quelli che da ora potremmo indicare come gli ex luoghi dell’anima, per non correre il rischio di essere feriti da morsi avvelenati.

I luoghi cambiano e, come le persone, possono cedere terreno al male ed alla decadenza. Anche gli imperi possono crollare, anzi normalmente crollano, così i paesi: anche per loro non vi sono acquisizioni certe e tutto puo’ recedere: un tempo la selva divenne giardino, ma in questi tristi tempi il giardino sta ridiventando selva oscura. Per fortuna siamo in pieno processo di ritorno al passato, ad un passato virginale, innocente,  del quale abbiamo sempre avuto nostalgia, che ora ci viene incontro dolce ed inesorabile. Il passato, nel quale gradatamente entriamo,  ci sottragga dal domino del dolore che incombe sul mondo.

Antonio Vitti - 9 settembre 2012

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