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Settefrati e San Donato contro Atina e Casalvieri. Alvito entra a tempo scaduto.

Una storia vinta da galantuomini d’altri tempi. Ne è passata di acqua sotto il ponte di Melfa

L’ACQUEDOTTO CANNETO-SETTEFRATI

 Di Aldo Venturini

 

San Donato regala due opere: il fontanone e il lavatoio. Una bella storia di oltre un secolo fa’.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Estate 1900. Inaugurazione dell'acquedotto; sul palco il Sindaco di Settefrati Giudice Pasquale Venturini

La fontana ed il lavatoio furono donati a Settefrati da San Donato che si accollo' anche gran parte delle spese per la costruzione dell'acquedotto

I Settefratesi residenti a Stamford vollero che fosse intitolata al giudice Venturini la piazza fra la torre, il tiglio e la chiesa.

Una stupenda foto del 1901: Processione del 29 Agosto; in primo piano la nuova fontana ed, in ginocchio, una bellissima figura femminile, in costume tradizionale, che ha del regale. E` una foto da "studiare": notare la facciata di Santo Stefano con la base del vecchio campanile romanico.

 

Complice il silenzio , in queste sere d’ottobre, il fontanone torna a farsi sentire prepotentemente.

A volte con tre, a volte con quattro cannelle, mi fa compagnia nelle mie passeggiate che dopo cena faccio con la mia cagnetta Margot.  La fontana da qualche anno ha superato il secolo di vita. Fu inaugurata nell’estate del 1900 con un discorso tenuto dal sindaco d’allora, il giudice Pasquale Venturini (1873-1918), e dal suo vice Ferdinando Gramegna (1863-1942).

Fu una giornata di grande festa, dopo otto anni di lotte e di sofferenze.

Tutto cominciò quando il sindaco di San Donato, cav. Carlo Coletti, pensò di costituire un consorzio con i comuni di Alvito e Settefrati per la realizzazione di un acquedotto che distribuisse l’acqua della sorgente di Canneto ai tre comuni oltre che a Gallinaro, allora frazione di S.Donato.

Settefrati aderì prontamente.

Alvito non volle partecipare ritenendo opportuno realizzare un acquedotto autonomo.

Il cav.Coletti ed il giudice Venturini, dopo la realizzazione del progetto dell’ing. Pedone, a cui era stato affidato l’incarico, il 30 giugno1892 stipularono il contratto davanti  al notaio Bernardino Massa.

Dopo tre mesi, la giunta provinciale di Caserta approvò il contratto composto da nove articoli.

Da ricordare che fino al 1927 il nostro paese faceva parte della provincia di Caserta, solo dopo,infatti, fu costituita la provincia di Frosinone.Il comune di San Donato, quale capo consorzio, fu autorizzato a prelevare dalla fonte di Capodacqua nove litri al minuto secondo che dovevano essere distribuiti nella misura di tre litri al comune di Settefrati, cinque litri al comune di San Donato e un litro alla frazione di Gallinaro.

Si autorizzò il comune di San Donato ad effettuare i lavori a patto che, a proprie spese, realizzasse a Settefrati due opere compensative:

-        una pubblica fontana con abbeveratoio

-        un lavatoio pubblico

La spesa per la realizzazione dell’acquedotto era di 200.000 lire.

Il comune di Settefrati doveva sborsare in una unica soluzione 46.000 lire, quale suo onere, dopo due anni dal collaudo dell’opera.

Si susseguirono frenetici preparativi fino al marzo dell’anno seguente, il 1893, quando improvvisamente emersero grosse difficoltà di ordine amministrativo.

Alcuni cittadini di Atina e l’amministrazione di Casalvieri, guidata dal sindaco Fanelli, presentarono ricorso alla prefettura di Caserta.

L’amministrazione di Casalvieri e gli Atinati, tra cui i Visocchi, Tutinelli, Mancini, Palumbo grossi proprietari di terreni irrigui, ritenevano eccessiva la captazione di nove litri al secondo affermando che avrebbero messo in difficoltà i loro mulini e gli opifici lungo il corso del Melfa.

In altre parole, come affermano gli storici locali, i comuni di Atina e di Casalvieri avanzavano il diritto di possesso delle acque del Melfa.

Nell’aprile, a stretto giro, arrivano alla prefettura di Caserta le contro deduzioni di San Donato e Settefrati in cui, tra l’altro, si affermava che la portata del Melfa è di oltre mille litri al secondo.

Quindi i nove litri non influivano negativamente sulla forza motrice degli opifici e dell’irrigazione.

A maggio dello stesso anno la Prefettura rigetta i ricorsi dichiarando che i lavori erano di pubblica utilità e che dovevano essere eseguiti entro due anni.

Il comune di San Donato affidò, nell’ottobre, l’esecuzione dei lavori all’impresa per condutture di Terni.

Partenza immediata dei lavori, entusiasmo alle stelle. Ma il destino si accanisce. Il Visocchi ricorre dichiarando che la sorgente era demaniale e che quindi era necessaria la concessione governativa. Non bastava quella provinciale.

Due anni dopo, il 17 agosto 1895, il consorzio ottenne la concessione governativa. Ma un altro colpo di scena accadde. Alvito chiese di entrare nel consorzio.

San Donato respinse la richiesta ma la Prefettura di Caserta ne impose l’entrata nel Natale del 1897, due anni dopo.

San Donato e Settefrati, nonostante questo ulteriore ostacolo, consegnarono i lavori all’impresa nel gennaio 1898.

L’acqua arrivò nei paesi l’estate del 1900.Erano passati otto anni.

Quanti sacrifici, quante lotte, quanta sofferenza, ma fu un esempio splendido di quando l’autorità politica è, e deve essere, al servizio del bene comune. Anche per questo, alla morte del sindaco Pasquale Venturini, i concittadini residenti a Stamford chiesero ed ottennero che la piazza dell’acropoli fosse intitolata a suo nome.

 

24 ottobre 2009

Sant’Antonio Maria Claret, vescovo

Aldo Venturini

  


Una mappa della Terra di Lavoro, cui appartenevamo finche`, con l'Unita` d'Italia entrammo in provincia di Casera e successivamente alla Provincia di Frosinone (1927)

Grazie Aldo per questo studio che e` un bel contributo alla conoscenza della nostra storia recente. Certo, l'acquedotto era opera importantissima ed il fatto che fu realizzata in collaborazione fra Settefrati e San Donato e` una indicazione, un invito alla collaborazione ancora validissimo per il presente ed il futuro, ed  il dono di due magnifiche opere dei sandonatesi ai settefratesi - il fontanone ed il lavatoio - e' un gesto nobilissimo, che merita di essere ricordato per sempre. Vogliamo credere anche che nella polemica riportata fra  Atina da un lato e Settefrati-San Donato per  temuti problemi ambientali vi sia stata attenzione e rispetto per Canneto, quell'attenzione attenzione e quel rispetto  che poi mancarono sciaguratamente nel 1958, quando Capodacqua fu devastata (torneremo presto sull'argomento).  A coloro che amano Settefrati questa volta proponiamo la memoria di una realizzazione indispensabile, la cui costruzione e` una lezione di concretezza e di alto senso civico che ascrive i suoi promotori - in primis il Giudice Pasquale Venturini ed il cav. Carlo Coletti - nell'albo di coloro che hanno amato ed onorato la loro gente, la loro terra. 23-10-09